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Progetto scuola tibetana di Lama Ngawang Kunga, Lo-Manthang

The Tibet Museum, collezione di seimila fotografie  scattate in tre decenni, dal 1920 al 1950. Il Pitt Rivers Museum di Oxford e il British Museum di Londra offrono la possibilità di consultare le immagini da loro conservate.
Le immagini documentano il modo in cui i britannici scoprirono il Tibet e la sua gente. Luoghi e persone che oggi non esistono più, immortalati da Charles Bell, Arthur Hopkinson, Evan Nepean, Hugh Richardson, Frederick Spencer Chapman, Harry Staunton e dal tibetano Rabden Lepcha.


Le vignette di Raymond Burki disegnatore satirico del quotidiano di Losanna

Entrainement aux Jeux Olympiques - di Raymond Burki
Violentes repressions au Tibet - di Raymond Burki
Nouvelle manifestation tibétaine devant le CIO - di Raymond Burki
Paris éteint  la flamme olympique - di Raymond Burki


The Magazine Post
Breve intervista online in italiano del Prof. Chodup Tsering Lama


Campagna di solidarietà e sostegno del popolo tibetano e del Tibet
esponiamo la bandiera tibetana e/o le bandiere di preghiera tibetane
Adesioni: n. 20


Dietro la spaventosa tragedia vi è un ben più grosso problema
di Alberto Rosselli


Antonella Trabattoni ci racconta la sua esperienza di volontariato al TCV di Suja-Bir



Sostieni la lotta di liberazione del Popolo Tibetano!
Aderisci al Partito Nazionale Democratico del Tibet


Tibet flag

ASSOCIAZIONE TICINO TIBET
CASELLA POSTALE 819 CH-6602 Muralto


e-mail:
att.freetibet@bluewin.ch
machado@ticino.com

S.S. il Dalai Lama a Zurigo:9 - 11.04.2010

Tavole rotonde e Conferenza sulla
Responsabilità universale ed economica
presso l’ Hallenstadion di Zurigo
Organizzata da the Mind & Life Institute
11.04.2010
www.dalailamazurich.ch

L'Associazione Ticino-Tibet sarà presente al
Geneva Summit of Human Rights

dal 8 al 9 marzo 2010

VERBALE DELLA 7. ASSEMBLEA ANNUALE ASSOCIAZIONE TICINO TIBET

Apri il verbale in formato Acrobat Apri in formato pdf

Rapporto sulle attività svolte nel 2008

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DALLE ALPI AL TIBET, UNA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE
di Antonella Trabattoni
Tibet Attualità gennaio 2010

Durante l’autunno 2008 e grazie a Ticino-Tibet ho avuto l’opportunità di trascorrere sei settimane come docente volontaria nel Tibetan Children’s Village di Suja / Bir nell’Himachal Pradesh, India (vedi Bollettino Ticino-Tibet, dicembre 2008).
Oltre ad un significativo arricchimento personale ed umano, quest’esperienza mi ha dato la possibilità di creare una comunicazione interculturale fra giovani della Scuola Specializzata per le Professioni Sanitarie e Sociali (Canobbio) e loro coetanei tibetani.
Già prima della partenza, ed all’interno del Seminario di Scienze Umane indirizzato alle tematiche dell’integrazione e della società multiculturale, ho proposto ai ragazzi della classe IIIA MS di scrivere delle lettere di presentazione per stabilire un contatto epistolare con un gruppo di giovani profughi tibetani che avrei conosciuto a Suja. Alle lettere abbiamo in seguito allegato le foto della classe e della scuola.
Dopo i primi giorni di ambientamento nel grande Tibetan Children’s Village, ho proposto al prof. Tenzin Dhargyal, docente d’inglese nella Senior Section, di iniziare un Pen Pal friend Project con la classe VIII D che ritenevo particolarmente adatta per le conoscenze d’inglese e l’età, molto simile a quella dei miei allievi. Visto il grande entusiasmo dei ragazzi tibetani, ho in seguito pensato di allargare il progetto alla comunicazione per immagini. Ho messo nelle loro mani il mio apparecchio fotografico proponendo loro di scattare delle istantanee sul tema dell’amicizia, valore fondamentale nell’età dell’adolescenza ed ancor più significativo se condiviso nella condizione di profugo, lontano dalla famiglia e dalla propria terra. Dopo alcuni giorni mi è stato riconsegnato l’apparecchio fotografico e mi sono ritrovata con una serie di immagini, alcune delle quali molto fresche e belle, che li ritraevano nei loro ambienti e nelle attività quotidiane. Quelle che i giovani tibetani ritenevano più significative sono state in seguito da loro commentate con frasi personali o tratte dal patrimonio culturale buddista.
Tornata nella mia sede scolastica ho mostrato le foto dei ragazzi di Suja ed ho proposto ai miei allievi del Seminario di Scienze Umane, tramite la medesima modalità espressiva, di rispondere ai giovani tibetani, interpretando a loro volta il tema dell’amicizia e partendo da immagini e scritte provenienti dal TCV.
Questi materiali, ai quali sono state aggiunte lettere che i due gruppi hanno iniziato a scriversi, sono state raccolte in una mostra fotografica che abbiamo inaugurato lo scorso 15 maggio alla presenza della signora Jetsun Pema La, presidente onorario dei Tibetan Children’s Villages e sorella del Dalai Lama. La sorella minore di S.S., già in Svizzera su invito di Ticino-Tibet, ci ha onorati della sua presenza ed in Aula Magna ha incontrato numerose classi di studenti. Questa occasione ha suscitato grande interesse negli allievi che hanno posto numerose domande all’illustre ospite, apprezzandone la grande disponibilità e schiettezza. Tutto ciò è stato possibile grazie a Tashi Albertini che ha creato i contatti ed assicurato la traduzione.
Alla fine della mattinata vi è stata la proiezione del documentario “Una scuola di speranza : il villaggio di giovani profughi tibetani di Suja/Bir “, realizzato durante la mia permanenza nella loro comunità.
In autunno e con l’inizio dell’anno scolastico, abbiamo ripreso lo scambio epistolare con i giovani tibetani ed iniziato un progetto di lavoro sul Tibet ed il suo popolo, che la classe IIIA MS porterà all’esame di Scienze Umane, in giugno 2010. Obiettivo di questa indagine è la presa di coscienza della particolarità della situazione tibetana, nelle sue componenti politiche, economiche ed umane, alla quale viene aggiunto lo studio di testimonianze scritte del viaggio clandestino effettuato attraverso le grandi montagne dell’Himalaya, che numerosi giovani del TCV di Suja mi hanno rilasciato.
Il lavoro di sensibilizzazione non si è tuttavia limitato alla SSPSS in quanto la mostra fotografica sul tema dell’amicizia è diventata itinerante ed é stata richiesta da numerose scuole medie, dalla CSIA (Lugano), dall’ Alta Scuola Pedagogica (ASP,Locarno), dal Liceo Lugano 2.
La comunicazione a distanza con giovani profughi tibetani sta mettendo a fuoco le differenze culturali ma permette anche ai miei allievi di riflettere sulla complessità del presente. In una prospettiva più allargata, vi è la possibilità di riconoscere l’esistenza di valori fondamentali su cui fondare l’azione e l’esperienza. Valori da tutti condivisibili, aldilà delle differenze culturali e religiose.
La responsabilità individuale e nei confronti dell’ambiente, il rispetto, la tolleranza, la compassione permettono una presa di coscienza del concetto di “famiglia umana”.
E questo per facilitare i nostri giovani, futuri cittadini di domani, a coltivare speranze, definire progetti e condividere emozioni anche sulla base di una trasformazione personale, un’ apertura all’altro, basata sul riconoscimento e la pratica di principi universali.
“Trasforma te stesso per trasformare il mondo”, suggerisce una massima tibetana.


COMUNICATO DI SUA SANTITA’ IL DALAI LAMA PER IL CINQUATESIMO ANNIVERSARIO DELLA RIVOLTA NAZIONALE TIBETANA 10 marzo 2009

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17/11/2008 - Si informa che è attivo su facebook il gruppo dell'Associazione Ticino Tibet

Tg2 Dossier - Tibet, genocidio silenzioso
Puntata del 25/05/2008
di Christiana Ruggeri.

Un maestro elementare, un contadino e un gruppo di monaci in esilio tra Europa e India. Tutti vittime delle torture, delle prigioni e dei laogai - i campi di concentramento cinesi in Tibet - perché contrari all’invasione cinese.Si intitola “Tibet: genocidio silenzioso”, l’esclusivo reportage di Tg2 Dossier, che si muove in diverse località svizzere, tra cui Rikon, dove sorge l’unico monastero tibetano europeo e Dharamsala, in India, sede del governo in esilio.Una denuncia sui diritti umani negati nel Paese delle nevi, isolato via telefono, fax e internet dall’inizio della protesta dei monaci del 10 marzo.E’ il Tibet raccontato dai tibetani, costretti alla diaspora persino per imparare la loro lingua, proibita dall’invasione comunista cinese del 1959.

Vedi il programma online

Il simbolismo della Bandiera Nazionale Tibetana
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Petizioni

Attività proposte – annunci vari

  • E' attivo il servizio di NewsLetter dell'Associazione Ticino-Tibet.
    Gli iscritti saranno informati degli aggiornamenti e delle novità.
    Iscriviti
  • Il progetto della scuola tibetana in Mustang relazione gennaio 2008
  • 8-9 marzo 2010 Geneva Summit
  • 10 marzo 2010 51° anniversario dell’insurrezione Tibetana
  • 15 maggio 2010 assemblea generale ATT, Ascona
  • 15-16 maggio 2010 Conferenza e insegnamenti di Amny Trulchung Rinpoché
  • 06 luglio 2010 Compleanno di SS XIV Dalai Lama
  • La croce e il mandala Autore: Werner Weick Cofanetto con 2 DVD Prezzo: fr. 45.00 I due simboli, la croce e il mandala, rappresentano il nucleo culturale e religioso dei due popoli.
    Prigionieri di Pechino e Shangri-La
    Rievoca la tragedia di un popolo, quello tibetano, oppresso dal 1950 e da allora in attesa di una solidarietà internazionale che a livello politico tarda a manifestarsi anche se il Dalai Lama, leader carismatico, gode di una vasta popolarità.
    Filo conduttore è Tashi, una donna tibetana imparentata con il Dalai Lama, giunta in Svizzera nel 1961, da bambina insieme al fratello, in seguito all'insurrezione contro l'occupazione cinese a Lhasa nel 1959
    Presentazione (pdf) -

Per ogni informazione potete contattarci al 079 656 09 21 o scrivere via email a att.freetibet@bluewin.ch

Davos, una Svizzera che scodinzola ai potenti
di Claudio Rossetti, dir. Monteverità
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A Davos, come ormai è tradizione, si è tenuto il WEF, il World Economic (potremmo forse anche chiamarlo Exclusive) Forum. Una grande passe rella per uomini di stato, mini stri, direttori generali, ex, stelle del cinema, ecc. Un appunta mento che nessuno si lascia sfuggire e che per la Svizzera ovviamente rappresenta un’occasione unica ed esclusiva per entrare in tutte le case del mon do, dal medio all’estremo oriente, dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco. Tutti seguono i di battiti, teletrasmessi dallo scia me di giornalisti e troupe televisive, sui grandi temi che caratterizzano il mondo di oggi e de finiscono gli scenari del domani. Dalle occhiate, più che dalle parole, dei grandi si possono individuare soluzioni a problemi o nuovi conflitti. Dietro le quinte, tra un cocktail e un panino alla mensa del conference center, si muovono operosi i lobbisti che durante la settimana del Forum trovano il pane per i loro denti. Davos non è solamente, con le sue montagne innevate che toccano con garbo il cielo celeste, una località da cartolina, di più, è una cinecittà dell’innocenza, una fiaba a lieto fine. Un luogo speciale e fin lì niente di male. I cosiddetti “genius loci”, c’è chi li chiama geomagnetici, nella sto ria hanno avuto un ruolo importante nella mediazione e nel dialogo. La natura e la conformazione di questi luoghi hanno spesso avuto un influsso determinante nella ricerca di soluzioni. Pensiamo, per esempio, ai trattati o ai colloqui di pace. Ma qual è il ruolo attribuito alla Svizzera in questo storico “ cortometraggio”? Quello del padrone che accoglie ospiti illustri cercando di trasmettere loro con calore un po’ dello spirito che vige in casa sua? Il Forum rappresenterebbe per le nostre autorità federali un’occasione d’oro per illustrare a questa esclusiva arena lo spirito svizzero. Una filosofia fatta di democrazia diretta, di federalismo, di convivenza e cooperazione, e non da ultimo, di un credo profondo nel rispetto dei diritti umani e nella lotta per la pace. Purtroppo la realtà è un po’ diversa. Un fatto che forse all’osservatore disattento è sfuggito, ma non all’opinione pubblica. Mercoledì, in occasione della giornata d’apertura del WEF e di arrivo dei pezzi grossi del mondo economico e politico internazionale, ecco che nella tranquilla Davos ac cade qualcosa davvero eccezionale.

Alla libraia del paese, della caratteristica e centrale Dorfstrasse, viene ordinato dalla Polizia cantonale di togliere la bandiera tibetana dalla vetrina e alcuni libri raffiguranti Sua Santità il Dalai Lama. Un sequestro che viene giustificato da importanti ragioni di Stato! Una banale bandiera che potrebbe irritare il primo ministro Wen Jia bao, in procinto di passeggiare nelle vie del comune grigionese e reduce di un meeting dai risvolti economici avvenuto a Palazzo federale. Ragioni di Stato? Le stesse che hanno imposto un censimento dei giornalisti autorizzati alla conferenza stampa con l’alto funzionario cinese? Aggiungiamo pure che alla stampa era proibito porre domande sul tema tibetano. Da svizzero, felice di poter mostrare il passaporto rosso ai posti di controllo più sperduti del globo, mi chiedo se questo atteggiamento rappresenti lo spirito svizzero, quello che ha favorito la creazione nel 1291 della Svizzera e dato avvio ad un confederazione che ancora oggi viene apprezzata e presa come modello di uno stato profondamente democratico e difensore dei suoi diritti fondamentali. I suoi fondatori sono stati coraggiosi, atteggiamento che oggi forse non troviamo più nei nostri politici. L’articolo 17 della nostra costituzione garantisce ad ognuno, per esempio, “il diritto di formarsi la propria opinione, di esprimerla e diffonderla senza impedimenti”. Ma allora, mi chiedo, perché essere sudditi di pressioni internazionali. Tengo a sottolineare che non si tratta di essere, nel caso specifico, a favore della causa tibetana oppure seguaci del Dalai Lama, ma semplicemente difensori della libertà di pensiero. Costi quel che costi, è una questione di etica morale. Ma a Davos ho osservato un altro esempio di sudditanza federale: al Forum si trova in visi ta “uno dei figli” del leader libico Muammar Gheddafi, sottoli neo non lui in persona. Dopo i fatti di Ginevra, le cui responsabilità sono ancora tutte da provare, la diplomazia svizzera ha pensato di giocare con i pezzi grossi. Il Presidente della Confederazione, Hans- Rudolf Merz, e la ministra degli esteri Micheline Calmy Rey hanno tentato il tutto per tutto per giungere a una soluzione dell’affare libico. Mi chiedo: dobbiamo davvero inginocchiarci, per delle ragioni di Stato e penso per accordi economici, ai poteri della tribù del deserto libico? Una delegazione di diplomatici, a ragion del sonoro insuccesso, sarebbe indubbiamente stata sufficiente e più decorosa. Deve la nostra Svizzera scodinzolare davanti ai potenti, per uscirne poi con la coda tra le gambe?

Claudio Rossetti, dir. Monteverità

Comitato direttivo ATT:
  • Presidente Tashi Albertini-Kaiser, Locarno
  • Vicepresidente e PR: Francesca Machado-Zorilla, Locarno
  • Cassiere: Stefano Cassis, Chiasso
  • Collaboratrice: Marie-Thérèse Gloor, Lugano
  • Collaboratrice: Antonella Trabattoni, Origlio
  • Revisori: Claudio Bernasconi, Chiasso e Tatjana Balbina, Muralto
  • quote sociali dell'ATT:
    • Membri attivi: Fr. 50.-
    • Studenti e AVS: Fr. 30.-
    • Famiglie e coppie Fr. 70.-
    • Sostenitori: Fr.... libero...

Tibet Attualità
Redazione del bollettino informativo in lingua italiana, pubblicazione trimestrale
Indirizzo
Associazione Ticino-Tibet (ATT)
Casella postale 819
CH-6602 Muralto
Conto postale
CCP 65-89597-4
Conto bancario
UBS SA
CH-6901 Lugano
Conto No 246-349337.M1M

Donne in Tibet
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Students for a Free Tibet

Dossier Tibet


Mustang: le foto di MANUEL BAUER
www.manuelbauer.ch





Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina


Birmania Democratica


Una storia sconosciuta la resistenza tibetana anti comunista 1957-1965 e il ruolo della CIA
di Alberto Rosselli 29.04.2008
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Se vuoi accendere una candela per il Tibet il giorno della cerimonia di 
apertura delle olimpiadi


Comunità Tibetana in Italia


Il simbolismo della Bandiera Nazionale Tibetana
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Appello al popolo cinese da parte di S.S. il Dalai Lama 28/03/08
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Monte Verità Ascona Un ponte politico e culturale verso il Tibet


NO alle Olimpiadi di sangue di Paolo Flores D'Arcais 14/04/08
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