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Quest'anno ricorre anche il 50° anniversario della mia visita,
avvenuta nel 1954, alla madrepatria cinese per conoscere i leader di
allora, in particolare Mao Tse Tung. Ricordo molto bene che
intrapresi il viaggio fortemente preoccupato per il futuro del Tibet.
Tutti i dirigenti che incontrai mi assicurarono che la presenza
cinese in Tibet aveva lo scopo di assicurare il benessere dei
tibetani e di "aiutare la crescita" del paese. Durante la mia
permanenza in Cina, venni anche a sapere dell'esistenza del movimento
internazionalista e del socialismo e ne fui molto colpito. Tornai in
Tibet pieno di ottimismo e fiducioso nella possibilità di una
coesistenza pacifica e di reciproco beneficio. Sfortunatamente, poco
dopo il mio rientro, la Cina fu sconvolta da disordini interni
fomentati da campagne politiche radicali. Questi avvenimenti si
ripercossero sulla politica cinese in Tibet che si fece più rigida e
repressiva fino a provocare, nel marzo 1959, l'Insurrezione del
Popolo Tibetano.
Spero che l'anno in corso possa vedere un significativo cambiamento delle nostre relazioni con il Governo cinese. Come nel 1954, anche oggi sono determinato a non lasciare alcunché d'intentato per trovare una soluzione di mutuo gradimento, in grado di soddisfare gli interessi cinesi e di consentire al popolo tibetano di vivere liberamente, in pace e dignità. Nonostante decenni di lontananza, il popolo tibetano ripone in me ancora moltissima fiducia e speranza. Essere il suo libero portavoce, mi fa provare un grande senso di responsabilità. Il fatto che il Presidente Hu Jintao conosca personalmente la situazione e i problemi del Tibet, potrebbe essere un fattore positivo per risolvere la questione tibetana. Di conseguenza, allo scopo di garantire una soluzione reciprocamente accettabile, desidero incontrare gli attuali dirigenti della Repubblica Popolare Cinese.
Nel corso di due viaggi in Cina, nel settembre 2002 e nei mesi di maggio e giugno 2003, i miei inviati hanno avuto contatti diretti con il Governo cinese. E' un'evoluzione positiva e gradita, iniziata durante la presidenza di Jiang Zemin. La questione tibetana è complessa e d'importanza cruciale sia per i tibetani sia per il popolo cinese. Per questo motivo, prima di ogni decisione, necessita di attente considerazioni e serie riflessioni da ambo le parti. Affinché questo cammino giunga a una felice conclusione, ci vorranno tempo, pazienza e determinazione. Tuttavia, considero della massima importanza cogliere il momento e intensificare e approfondire il processo in corso attraverso regolari incontri faccia a faccia e sostanziali colloqui. E' il solo modo per superare l'attuale sfiducia e incomprensione e costruire un clima di fiducia e consenso.
A questo fine e per dare seguito al processo in corso, ho dato disposizione ai miei inviati di recarsi in visita in Cina al più presto. Spero che possano compiere questo viaggio tra non molto. Aiuterebbe a creare fiducia e consenso attorno al processo in atto sia tra i tibetani sia tra i nostri amici e sostenitori in tutto il mondo, molti dei quali sono fortemente scettici circa la volontà di Pechino di impegnarsi in un sincero cammino di riavvicinamento e dialogo.
L'attuale situazione, in Tibet, non è di beneficio né per i tibetani
né per il Governo della Repubblica Popolare Cinese. I progetti di
sviluppo che il Governo cinese ha attuato in Tibet - apparentemente
per aiutare il popolo tibetano - stanno invece producendo conseguenze
negative sulla peculiare identità culturale, religiosa e linguistica
della popolazione tibetana. Altri coloni cinesi confluiscono nel
paese causando l'emarginazione economica dei tibetani e la
sinizzazione della loro cultura. E' necessario, invece, che i
tibetani possano veder migliorare la loro qualità di vita, possano
godere del ripristino dell'ambiente originario ed essere liberi di
decidere un appropriato modello di sviluppo.
Sono felice per il rilascio di Ani Phuntsok Nyidrol, anche se sappiamo che la sua sentenza era ingiusta e continuiamo a chiedere il rilascio di tutti i prigionieri politici. La situazione dei diritti umani non è sostanzialmente migliorata. Le violazioni dei diritti umani, in Tibet, sono imperniate sul tentativo di impedire ai tibetani, in quanto popolo, di affermare la propria peculiare identità e cultura e sono il risultato di una politica di discriminazione razziale e culturale nonché di intolleranza religiosa. In questo contesto, ci sentiamo incoraggiati ed esprimiamo gratitudine ai numerosi individui, governi e parlamenti che, in tutto il mondo, hanno chiesto alla Repubblica Popolare Cinese di risolvere la questione tibetana attraverso pacifici negoziati. La comunità internazionale, guidata dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti, è sempre più cosciente che quello del Tibet non è soltanto un problema di violazione di diritti umani ma ha una natura politica più profonda, che deve essere risolta attraverso trattative.
Sono anche incoraggiato dai recenti miglioramenti dei rapporti tra
India e Cina. Ho sempre ritenuto che una maggiore comprensione e più
strette relazioni tra questi due paesi, i più popolosi del mondo,
fossero di importanza vitale per la pace e la stabilità sia in Asia,
sia nel mondo in generale. Credo che il miglioramento dei rapporti
tra Cina e India creerà un contesto politico più favorevole alla
soluzione pacifica della questione tibetana. Sono fermamente convinto
che l'India può e deve svolgere un ruolo costruttivo e importante
nella risoluzione del problema. Il mio "Approccio della Via di Mezzo"
dovrebbe costituire per l'India una politica accettabile in rapporto
al Tibet, in quanto affronta la questione tibetana all'interno della
Repubblica Popolare Cinese. Una soluzione del problema tibetano sulla
base di questo approccio, potrebbe aiutare l'India a risolvere anche
molti dei suoi conflitti con la Cina.
Sono passati cinquantaquattro anni dalla costituzione della Repubblica Popolare Cinese. Durante la dirigenza di Mao Tse Tung fu enfatizzata l'ideologia, mentre Deng Xiaoping si concentrò principalmente sullo sviluppo economico. Il suo successore, Jiang Zemin, ha allargato la base del Partito Comunista consentendo alla popolazione benestante l'accesso al Partito sulla base del principio delle "Tre Rappresentanze". Più recentemente, Hu Jintao e i suoi colleghi sono stati in grado di gestire in modo tranquillo il cambio della dirigenza. Nei passati decenni, la Cina ha compiuto molti progressi ma vi sono state anche deficienze e insuccessi in vari settori, compreso quello economico. Una delle principali cause di queste deficienze e insuccessi è dovuta all'incapacità di agire e muoversi in sintonia con la situazione reale. E per conoscere la realtà della situazione, è indispensabile la presenza di una libera informazione.
In Cina è in atto un profondo cambiamento. Affinché avvenga in modo pacato, senza confusione e violenza, ritengo essenziale una maggiore apertura, più libertà di informazione e l'esatta conoscenza della realtà da parte del grande pubblico. Dovremmo cercare la verità dai fatti, da fatti non falsificati. Senza questi presupposti, la Cina non può sperare in un'autentica stabilità. Come potrebbe esserci stabilità se i fatti devono essere nascosti e alla gente non è consentito esprimere i propri reali sentimenti?
Spero che la Cina diventi un paese più aperto e quindi più
democratico. Per anni ho sostenuto che, in Cina, ogni trasformazione
e cambiamento doveva avvenire in modo graduale, senza eccessive
scosse, nell'interesse sia del popolo cinese sia della comunità
mondiale.
L'emergere della Cina come potenza regionale e globale è accompagnata da preoccupazioni, sospetti e timori. Ospitare i Giochi Olimpici e l'Esposizione Mondiale non dissiperà questi dubbi. Se Pechino non affronterà il problema della mancanza dei diritti civili e politici fondamentali e della mancanza di libertà dei suoi cittadini, soprattutto per quanto concerne le minoranze, la Cina continuerà a trovarsi in difficoltà ogniqualvolta vorrà rassicurare il mondo sul suo essere una potenza pacifica, responsabile, costruttiva e lungimirante.
Per una Cina che vuole maturare, la questione tibetana costituisce una sfida e, allo stesso tempo, un'occasione per dare prova di agire come una potenza mondiale emergente, con una corretta visione e il rispetto dei valori di apertura, libertà, giustizia e verità. Un approccio costruttivo e flessibile sulla questione tibetana, permetterà alla Cina di creare solide premesse per un clima politico di fiducia, consenso e apertura, sia al suo interno sia di fronte alla comunità internazionale. Una soluzione pacifica del problema tibetano avrà effetti positivi ad ampio raggio sulla transizione e la trasformazione della Cina in una società moderna, aperta e libera. Risolvendo una volta per tutte il problema tibetano, la dirigenza cinese ha l'opportunità di agire con coraggio e lungimiranza. Desidero cogliere quest'occasione per esprimere il mio apprezzamento e gratitudine per il grande sostegno che riceviamo da tutto il mondo. A nome dei tibetani, vorrei inoltre, ancora una volta, rendere nota la mia immensa gratitudine al popolo e al Governo dell'India per il loro aiuto e la continua, incomparabile generosità.
Con le mie preghiere per il bene di tutti gli esseri senzienti,
Il Dalai Lama
